Denpasar

Bali, un’isola dove riscoprire la bellezza della vita

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Ieri sono tornata dal mio lungo viaggio. Appena tornata (tralascio il fatto che Fiumicino è sempre Fiumicino: come ti senti sollevata quando parti, altrettanto ti senti schiacciata quando ti ricrolla addosso tutto quello di cui ti eri liberata, soprattutto appena vedi che i bagagli ci mettono secoli prima di poter affermare trionfante e sollevata “Bagagli presi, andiamo!”). Sì,meglio sorvolare, concediamoci una pausa, come se fossimo ancora in aereo. Vorrei parlarvi di un posto che mi ha perforato il cuore. Immaginate che il mio cuore sia una mela, una di quelle mele succose, a cui un bruco molto affamato piano piano si avvicina per cominciare a… brucarla?! (No, non penso sia il termine esatto, ma rende l’idea: insomma, incomincia a fare un bel buco). Piccola metafora per dire come il mio cuore sia rimasto colpito da questo “bruco” che non è altro che Bali (Indonesia), l’ultima tappa in cui mia mamma ed io siamo state dopo la Malesia e Singapore. Siamo arrivate il 25 agosto e a malincuore siamo partite da lì il 30.

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Ho la fortuna di aver viaggiato e visto vari posti diversi tra loro (tanta Europa, compresa la Finlandia e il circolo polare artico, un po’ di Africa e America) così ho negli occhi paesaggi, persone e realtà differenti tra loro. Questa volta, appena arrivata il primo impatto mi ha ricordato tantissimo la Giamaica, il tragitto dall’aeroporto all’hotel Sanur Paradise, sede della conferenza IASL 2013, non più di un mezz’oretta è stato come un déjà vu che mi ha portato indietro di due estati fa. Strade larghe, casupole arrangiate l’una accanto all’altra, palme, gruppi di persone che anche nel bel mezzo della notte (erano le tre passate e i galli cominciavano a cantare!) stanno ancora in giro o sedute a chiacchierare o dietro a una brace presi dagli spiedini di carne.

Me l’avevano detto che l’Indonesia mi sarebbe piaciuta. A partire dall’hotel; l’ho trovato bellissimo, non uno di quegli ordinari edifici sbiancati, tutti corridoi e moquette, ma una struttura spaziosa e  armoniosa.

Se poi vicino a ogni uscita invece di esserci il semplice cartello con su scritto “EXIT” vi sia questo cartello IMG_0007 è un altro conto!

La prima sera vi è stata la cena di benvenuto, un’apertura informale del congresso IASL. Abbiamo passato una serata molto divertente, eravamo più di 300 persone da 33 paesi diversi (di italiane ce ne erano solo due: mamma e io!).

Sono rimasta semplicemente affascinata dai balli tradizionali: da queste “bamboline” con indosso dei vivacissimi ed elegantissimi vestiti. La danza balinese consiste in movimenti ritmici, soprattutto nella parte superiore del corpo. La musica che accompagna i movimenti ha un ritmo ipnotico, generalmente eseguita dai gamelan (musicisti tradizionali) con improvvisi cambi di tempo e passaggi a effetto tra il silenzio e il rumore assordante.
Ogni ballerino si muove in modo indipendente ma ogni singolo movimento del polso, della mano, del dito è importante. Le espressioni del viso non sono da tralasciare: fanno parte pienamente di una coreografia accurata che ha il fine di trasmettere l’atmosfera della danza. Stando a contatto con le persone del posto e vivendo in prima persona queste esperienze mi hanno detto che queste arti (la danza, la musica ecc.) le praticano a scuola ogni giorno, come vere e proprie materie. In questo aspetto sono molto più avanti di noi, mantenendo viva una importante tradizione; inoltre, grazie a questa pratica, i ragazzi hanno già una marcia in più, come la possibilità di racimolare qualche soldo esibendosi in una delle tante mete turistiche.

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Noi siamo state a Denpasar, nella zona di Sanur. Più tranquilla rispetto alle altre destinazioni turistiche, Sanur è il tipico posto in cui gli europei (soprattutto provenienti dai paesi nordici) stanchi della convulsa vita notturna si ritirano per rigenerarsi. Nel nostro hotel ho potuto vedere come i turisti  si sono lasciati perfettamente trasportare dalla tranquillità trascorrendo le giornate spalmandosi sui lettini e alzandosi solo per mangiare o gustare qualche drink appena fatto. Mi sarebbe sembrato insensato tornare a Roma senza aver visto neanche un tempio così, un pomeriggio, mentre mamma Luisa (la conoscerete sotto questo nome da oggi) era impegnata nella visita di alcune scuole di Denpasar, io e Rani, amica nonché moglie del presidente della IASL, da perfette donne di mondo, abbiamo deciso di partecipare ad un tour di sei ore. Siamo state in due “Pura”, che in indonesiano significa tempio:  Taman Ayun e Tanah Lot. Quest’ultimo ci ha letteralmente folgorate (come forse potete immaginare dall’ultima foto in basso): siamo arrivate giusto in tempo per unirci alla miriade di gente per assistere al tramonto del sole e ricaricarci di positive energie. Una scena molto romantica e dolce, peccato che si tratti soltanto di pochi istanti.. Qui il sole in pochi minuti lascia spazio al buio più totale! Così con la nostra guida ci siamo rimesse in macchina per tornare in hotel.

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Il paesaggio è tutto da scoprire, Bali è un’isola dalle tradizioni e culture davvero antiche e interessanti. Non posso dire certamente di aver visitato l’isola come avrebbe meritato, ma già essere stata nel piccolo centro di Sanur, tutto sommato, come inizio va più che bene. Infatti, spero vivamente che mi possa ricapitare un’occasione per tornare. Perché ne vale veramente la pena, perché le cose da vedere sono tante e perché lì ho lasciato una parte di me stessa. Vi confido che è la seconda volta in assoluto che mi sono sentita molto male e triste il giorno della partenza: mi era capitato soltanto lasciando il Kenya. Mi ricordo ancora una scena che ora mi fa sorridere, ma nel momento in cui l’ho vissuta mi sembrava struggente come una di quelle scene d’amore: io appena salita sull’aereo, un posto vicino al finestrino, qualche fazzoletto e niente più. Tutto quello che volevo era rimanere, perché certi paesaggi, certe scene di vita quotidiana, certi occhi profondi ti colpiscono e ancora oggi mi scorrono davanti come se l’avessi appena vissute.

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Sarà difficile scordarmi del sorriso di certe persone, così semplice e genuino. Avrò sempre negli occhi quel traffico caotico e palpabile delle strade: un via vai di macchine e motorini in cui ci si può considerare fortunati se se si condivide con altre due persone! Uscire dalla stanza e immergermi nella purezza del mattino con i suoi stupendi suoni provenienti dagli uccelli e dal vento tra le foglie  mi faceva sentire viva, mi faceva sentire libera. Non è solo il mare meraviglioso o il comfort dell’hotel che ti prendono, ma è la strada con la sua vita genuina, è la gente che si incontra. Soltanto quando hai dato qualcosa che ti apparteneva, anche solo una crema, un profumo, alcuni panini e dolcetti, ai ragazzi che vedi, il loro viso che si illumina di gioia capisci quanto vorresti poter fare per loro. Non vorresti più tornare a casa riprendere il lavoro e lo studio che hai lasciato che sembra cosa ormai banale.

Viaggiare mi piace, mi apre sempre di più la mente e mi fa capire che l’importante della vita è riuscire a rincorrere i propri sogni, a gustarsi ogni momento ma anche saper accettare le sconfitte e i propri punti deboli.

Non avrei creduto che sarei riuscita a mostrare i miei sentimenti in questa maniera, ma sono felice di essere riuscita a scrivere tutte queste cose e di averle condivise con voi ^_^.

SELAMAT SIANG a tutti!