Malesia: Kuala Lumpur

Vi avevo accennato che il 23 avrei lasciato Singapore per andare in una misteriosa “confluenza fangosa”. Non sto parlando altro che di Kuala Lumpur (che in malese significa, appunto, confluenza fangosa), frenetica capitale della Malaysia.

Il primo impatto sinceramente è stato “forte”: abituati all’ordine, alla pulizia e alla calma di Singapore, ci siamo trovati catapultati nel caos più assoluto. Siamo arrivate il 23 all’ora di pranzo dopo un viaggio movimentato: aereo, shuttle bus – sperimentando il traffico davvero intenso e caotico – fino alla stazione centrale e taxi (dalle condizioni molto approssimative) fino all’hotel, tutto condito con un suatè di confusione, segnaletica carente e generale sporcizia! Ma fortunatamente abbiamo alloggiato in un hotel comodissimo – l’Armada – e penso che mi ricorderò i suoi buffet favolosi, pesce e papaya in testa, e la simpatia e cortesia del personale.

Il 24, mentre mia mamma era impegnata alla conferenza, con due suoi colleghi abbiamo visitato la città. La giornata non era iniziata proprio bene per me: volevano così tanto andare al Butterfly Park, una piccola riserva dedicata alle farfalle. Non ho niente contro le farfalle: c’è solo un piccolo problema in quanto sono rimasta traumatizzata da quando nel pieno della notte, mi ricordo ancora era un giorno caldo d’agosto, la mia adorabile gatta siamese, Perla, decise di farmi un regalo.

Io l’avrei trovato anche un gesto dolce se il regalo in questione non fosse una di quelle falene grosse e marroni! Ecco come andò la faccenda: la mia Perla zompò su di me, che ero beatamente addormentata, scaraventandomi quella falena tramortita sul viso… il resto ve lo lascio immaginare. Non riesco ad andare avanti con il racconto; scusate, ma davvero è una brutta fobia.

Dopo il Butterfly Park siamo andati al vicino Bird Park. Uccelli, ecco cosa trovate, ovviamente. Che dire? No, non mi ha entusiasmato per niente. Ma  è difficile che degli animali in gabbia mi entusiasmino…

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Per fortuna dopo pranzo ci siamo spostati verso il centro. Le zone da visitare sono il quartiere cinese, quello indiano e quello malese. Quest’ultimo è il luogo da cui meglio si possono ammirare le Petronas Twin Towers, interessanti per il contrasto tra la modernità e le circostanti caratteristiche case malesi in legno.IMG_0097m

Sembra di essere in un villaggio di pescatori all’interno della città! Vi consiglio di fare un giro tra i mercati locali. Potrete trovare bellissimi prodotti d’artigianato locale. Siamo stati completamente rapiti dalla bellezza delle Petronas Twin Towers e anche dalla bellezza del parco costruito a ridosso del Suria Center. Per avere una visuale dall’alto della città vi consiglio di salire sulla torre delle comunicazioni (punto più alto della metropoli). Tra poco ci attende un altro viaggio: no, non ancora per Roma, ma con destinazione Denpasar, Indonesia.

Diciamo che sono felice di andarmene: KL come città non mi ha detto nulla – sicuramente tre giorni sono troppo pochi per affermare una cosa del genere -, mentre Singapore o altre città che ho visitato anche toccata e fuga mi hanno lasciato un bel ricordo. Visitando vari paesi, si nota subito come è l’attitudine delle persone nei confronti sia dei turisti, ma anche del loro ambiente. Per esempio, se le strade sono molto pulite, come a Singapore, non dipende soltanto dai netturbini ma anche da un grado di educazione civica molto forte che accomuna tutti. Qui è tutto più caotico (solo attraversare una strada è un’avventura…) e questo non fa per me.

Inoltre non mi sognerei mai di girare da sola perché non solo non mi attira, ma può essere molto pericoloso, anche per la scarsa considerazione della donna. Non vorrei toccare tasti dolenti ma questo è dovuto anche alla religione e cultura qui dominanti, molto diverse dai paesi occidentali e da tante città e paesi orientali che stanno entrando nell’ottica dell’occidente.

Se non amate avere gli occhi insistentemente puntati addosso, vi consiglio di non venire vestite con pantaloncini corti, canottiere o qualunque altro indumento attillato. Solo alcune turiste (come me), insofferenti del caldo e amanti della praticità, non si curano di andare in giro con gambe e braccia scoperte.

Devo dire però che mi stuzzica molto (anche l’appetito!) l’idea di tornare ospite della dolcissima Rani, amica locale di mia mamma, e stare per un periodo più lungo, facendomi conoscere meglio il resto del paese.

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