東京 Tokyo: tra grattacieli, riso e templi buddisti

Aspettavo questo momento da un bel po’ di giorni; ho una gran voglia di raccontarvi tutto il mio viaggio a Tokyo, le cose da dire sono tantissime!
Sono partita con mia madre e mio fratello il 20 agosto e sono tornata il 29, decisamente troppi pochi giorni per poter dire di conoscere appieno la vivace, contraddittoria e affascinante capitale del Sol Levante, ma sono stati giorni intensi: si usciva di casa la mattina presto e si tornava la sera, ogni volta accompagnati da un’esperienza o da un’emozione nuova.
Tokyo è  una delle città più grandi del mondo, una megalopoli complessa in cui coesistono stili di vita, abitudini, quartieri così in contrasto tra loro da dare la sensazione che non si tratti di una sola città ma, piuttosto, di un insieme di città diverse accomunate dal forte senso civico degli abitanti e dalla sicurezza che si respira di giorno, così come di sera.
Premetto che viaggiare in Giappone non l’ho trovato semplicissimo, bisogna avere un forte senso di adattamento, molta flessibilità, e abbastanza tempo (ci si perde facilmente). La cosa che ci ha particolarmente colpito è la bassissima percentuale di giapponesi che parlano inglese (poiché la comunicazione è molto complicata vi consiglio di portarvi dietro un dizionarietto o un’app specifica sul cellulare). Le 13 linee di metro hanno reso il tutto ancora più complicato, almeno per me abituata alle due linee di Roma, ma in verità sono pulitissime, super efficienti, esempio tangibile e apprezzabile di puntualità e comodità!
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Tokyo è una città davvero molto diversa da quelle che ho visitato finora. Nonostante la grande quantità di grattacieli che mi facevano sentire in Occidente, i giapponesi sono sicuramente un popolo dalle abitudini che ai nostri occhi possono sembrare bizzarre, ma credo che loro possano dire sicuramente la stessa cosa di noi. Ho avuto però la fortuna di conoscere persone cordiali, disponibili e molto pacate.
Il periodo migliore per visitare il Giappone è marzo-aprile durante la fioritura dei ciliegi, ma anche fine settembre inizio ottobre quando le piogge (non vi sto a dire quanta pioggia – compreso un eccezionale tifone – ha accompagnato le mie giornate!) iniziano a diminuire.
Infatti il clima in estate presenta molto caldo, molta umidità e molta pioggia.  Ma armati di k-way e di ombrelli trasparenti, comprati lì per pochi yen, ci siamo messi in marcia. Il mercato degli ombrelli in Giappone penso che non conosca crisi; sia che ci sia il sole che la pioggia, con facilità ne troverete a bizzeffe tra le mani dei giapponesi!
In questa settimana ho avuto la fortuna di assaggiare molti piatti tipici. Anche se trovare qualcosa senza carne o pesce è un po’ complicato, in compenso ho fatto una scorpacciata di tofu che non ha niente a che vedere con quello che si mangia da noi.

Ci siamo poi innamorati della tempura, ma la vera droga per me sono stati gli onigiri: dei triangoli di riso contenenti o della verdura, del pesce o della carne.

Per strada non si può fumare: anche se i loro cartelli di divieto o d’attenzione sono abbastanza divertenti e buffi informano che è assolutamente vietato fumare. Per appagare la propria voglia di accendersi una sigaretta si deve andare nelle “smoking area”: piccole zone per fumatori delimitate da vetrate.

E qui arriviamo a quella che ai miei occhi è apparsa inizialmente come una contraddizione ma che ho sfatato subito dopo capendone il motivo; nei locali ho visto molte persone fumare ma, visto che i giapponesi non fanno mai le cose a caso, mio fratello e io ci siamo interrogati e abbiamo capito che fumare per strada è vietato non per motivi di salute ma per evitare che la gente butti per terra i mozziconi, in tutta Tokyo è praticamente impossibile trovare mozziconi, cartacce e qualsiasi altro tipo di spazzatura per strada.
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I gabinetti sono la vera attrazione del Giappone.
Non sto scherzando: dico sul serio! Allora, prima di tutto ce ne sono di vari tipi e bisogna distinguere i gabinetti “western style” e “Japanese style”.
I primi hanno il water, i secondi una specie di buca, tipo alla turca, ma un po’ diversa.
I gabinetti stile occidentale sono ipertecnologici: insieme al wc hanno il bidet incorporato e altre funzioni, per le quali sono previste le istruzioni! Il mio primo incontro con un gabinetto del genere è avvenuto all’aeroporto, dove non si può non guardare con sguardo un po’ perplesso la tastiera con le varie funzioni, ma dopo qualche utilizzo la comodità e il buon umore sono garantiti! Le funzioni che porterò sempre nel mio cuore sono il riscalda-tavoletta, quelli che simulano i rumori o li coprono, le varie canzoni rilassanti ecc.

Compensare le mie lacune sulle abitudini dei giapponesi è stato facile, è bastato girare un po’ e osservare. Ma anche vedere la reazione e ricevere qualche occhiataccia mi hanno fatto capire cosa è consono fare in pubblico e cosa non!

Cercate di non parlare a voce alta nei mezzi di trasporto, treni, metro e bus sono affollatissimi, ma anche molto silenziosi. I Giapponesi hanno bisogno di rilassarsi e lo fanno appena escono da lavoro.

Non fate il mio stesso errore: non soffiatevi il naso in pubblico! Per i giapponesi è molto maleducato; loro tirano su con il naso e quando hanno il raffreddore indossano quelle mascherine bianche per non trasmettere il virus agli altri e per nascondere tutto quello che inevitabilmente scende giù…

È maleducazione mangiare e bere per la strada e in treno. Per noi è normalissimo prendere un panino, un pezzo di pizza o un gelato e mangiare mentre si passeggia. Se lo farete a Tōkyō verrete guardati malissimo, parola di Astrid Oriani!

Dopo queste piccole curiosità, cercando di non dilungarmi troppo, ho selezionato per voi i quartieri che secondo me sono i più caratteristici ed esprimono in pieno l’essenza di Tokyo.

La zona in cui pernottavo si chiama Kanda-Jinbocho-Eki-Higashi, a nord del quartiere Chiyoda qui si trova il Palazzo Imperiale e il corrispettivo parco. Il quartiere vicino di Marunouchi è noto per i suoi sfavillanti grattacieli pieni di negozi, ristoranti e uffici.

Un pomeriggio dovete spenderlo tra le vie del quartiere Akihabara, cuore pulsante della subcultura degli otaku (i patiti di anime, manga e tecnologia).

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Subito sotto Marunouchi inizia Ginza quartiere raffinato, fulcro della moda, pieno di grandi magazzini e gallerie. In questo quartiere si trova il teatro Kabuki, spettacolare e intensamente visivo è caratterizzato dal ricorso a magnifici costumi e arti sceniche.

Un altro quartiere degno di nota è Shibuya che vi colpirà per il costante flusso di gente, per i giganti schermi video e per l’esuberanza della cultura giovanile facilmente palpabile in questo quartiere che è il cuore pulsante di Tokyo, dove la moda è appariscente, le strade vivaci e i locali in attività fino all’alba. In questo quartiere, davanti alla stazione si trova la statua di Hachiko.

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Quartiere che ho apprezzato tantissimo è Ueno, famoso per il suo parco che ospita numerosi musei come il Museo Nazionale di Tokyo dove la visita è d’obbligo (noi siamo entrati alle 12 e siamo usciti alle 18, non ho mai visto un museo così interessante!). Vi sono inoltre templi, santuari, ristoranti e mercati all’aperto che donano al quartiere una classica atmosfera tradizionale.IMG_2946

Ultimo quartiere di cui vi parlerò non per importanza ma perchè lo abbiamo visitato per ultimo è Asakusa. Questo quartiere ospita l’attrattiva più antica di Tokyo, il tempio secolare Senso-ji. Dall’altra parte del fiume sorge la Tokyo Sky Tree. La zona che circonda queste attrazioni è detta shitamachi (città bassa ossia quartieri popolari) dove lo spirito dell’antica Edo si perpetua ancora in un suggestivo intrico di vicoli, botteghe e ristoranti a gestione familiare. Fondato più di mille anni prima della stessa Tokyo, il Senso-ji è il tempio più antico della capitale.

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Di curiosità, di posti da vedere, di parchi, templi e musei ce ne sono davvero tanti e per scoprirli ci vuole tempo; chissà se in un futuro sarò di nuovo qui a raccontarvi le mie ulteriori avventure in giro per il Giappone!

すぐにあなたを参照してください!

A presto!

5 pensieri su “東京 Tokyo: tra grattacieli, riso e templi buddisti

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