Vegan Banana Bread

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Si vede che ho iniziato nuovamente le lezioni all’università, eh?

Lunedì e Martedì ho avuto le prime lezioni, dalle 10 alle 20, sono uscita con i neuroni che friggevano; statistica e metodologia della ricerca sociale mandano in tilt le mie sinapsi!

Dopo giorni di colazioni frenetiche, a base di caffè e cappuccini al bar della Sapienza, ecco che riesco, finalmente, ad addentare una bella fettona di banana bread!

Questa è la mia ricetta collaudata del banana bread senza uova, burro e altri ingredienti di origine animale!

Si prepara in pochissimo tempo e il risultato è sempre strepitoso: lasciatevi conquistare dalla morbidezza di questo plumcake e dal ripieno cioccolatoso!

Ingredienti:

320 g di farina

150 g di zucchero

mezza bustina di lievito

un pizzico di sale

cannella e cardamomo q.b.

purea di 3 banane mature

120 ml di latte vegetale

200 g di cioccolato fondente a tocchetti

40 ml di olio

Procedimento:

In una terrina unite la farina, lo zucchero, la bustina di lievito, il sale e le spezie. Mescolate accuratamente e aggiungete il latte vegetale, l’olio e la purea di banane. Amalgamate il composto e aggiungete la cioccolata fondente precedentemente ridotta a tocchetti. Infornate a 180° per almeno 45 minuti.

Ora si che la giornata può iniziare con la giusta carica!!

Strudel alle mele senza uova e burro

Questa mattina mi sono svegliata con il biiip biiip del mio cellulare che mi stava avvisando che oggi è il giorno dell’equinozio d’autunno; sapete cosa vuol dire questo per me?  Iniziare a fare il conto alla rovescia, mancano esattamente 270 giorni all’estate!

Ma dato che non posso passare i giorni restanti nella nostalgia dell’estate, l’unico modo per sopravvivere è riempirmi di frutta e verdura di stagione. Così in questi giorni mi troverete felice in mezzo a zucche, porri e mele! Queste mele sono fantastiche, arrivano direttamente da Nocecchia; raccolte, messe in macchina e ora pronte per diventare un dolce e corposo ripieno per il mio strudel!

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Come per la pasta frolla, anche per la pasta brisè vi è una costellazione di ricette diverse tramandate da mamme e nonne, ne sono pieni i libri e il web e ci vorrebbe una vita solo per provarle tutte. In passato ne avevo provate un paio senza rimanere entusiasta. Una volta era venuta una pasta troppo compatta, difficile da stendere, penso che quello sia il problema principale per lo strudel!

La ricetta di oggi invece vi permette di preparare una pasta brisè leggerissima e gustosa, rustica e genuina semplicemente usando l’olio extravergine, niente burro e uova. Il risultato è perfetto: una pasta croccante, delicata e ottima sia per le preparazioni salate che quelle dolci!

Ma volete sapere la cosa veramente bella? Si prepara in un attimo, torno da lavoro e in un’ora ecco una torta salata pronta per la cena! Provatela!!

Il trucco ve lo svelo: si impastano tutti gli ingredienti fino ad avere una bella palla omogenea e morbida, si avvolge con la pellicola e si lascia riposare in frigo, così l’impasto si rilassa e sarà più facile stenderla.

La ricetta proviene dal blog di Elisabetta, che seguo tantissimo: per me le sue ricette così come i suoi video, sono una manna e fonte d’ispirazione. Quindi grazie anche questa volta per la ricetta della pasta brisè, Eli!

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Ingredienti per la pasta:

250 g di farina

3 cucchiai di olio evo

1 pizzico di sale

90 ml di acqua fredda

50 ml di latte vegetale

Ingredienti per il ripieno:

3 cucchiai di zucchero di canna

2 cucchiai di rum

scorzetta di un limone

3 mele

cannella q.b.

50 g di uvetta

pinoli, noci e mandorle a volontà

Procedimento:

In una ciotola versate la farina, io ho usato quella integrale, l’olio, il latte vegetale e mescolate fino a formare delle grosse briciole. Aggiungete anche il sale e l’acqua, mescolate tutto fino a formare una palla compatta. Avvolgetela nella pellicola trasparente e procedete con il ripieno. Sbucciate le mele e tagliatele a piccoli pezzettini, versatele in una ciotola e aggiungete lo zucchero, il liquore, la buccia di limone, la cannella, l’uvetta e la frutta secca. Stendete la pasta in una sfoglia abbastanza sottile e rettangolare, io vi consiglio di farlo su un foglio di carta forno, in modo che poi sia facile arrotolare lo strudel. Versate il ripieno al centro e richiudete lo strudel. Prima di infornatelo spennellatelo con un’emulsione di olio e latte, quindi  infornate a 175° per circa 30 minuti.

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Ricette di base: La pasta frolla

Buona domenica a tutti, come va?

Siete tornati a padroneggiare la vostra scrivania d’ufficio o state ancora con la testa fra le nuvole?

Io sono tornata a lavoro già da un mesetto; il 26 iniziano le lezioni all’università, ho visto gli orari, vi dico solo che non avrò il tempo nemmeno di sbucciarmi una mela, così mi sfogo ora in cucina che prima di dicembre sarà dura togliere la testa dai libri!!

Questa mattina mi sono alzata con la voglia di preparare una pasta frolla come si deve, di quelle che dici “ooh è proprio perfetta!”.

Non so voi ma per me la riuscita della pasta frolla è importantissima, quando non riesco a formare un panetto liscio e compatto la giornata si può dire conclusa.

Dopo tanti, tantissimi, milioni di tentativi posso condividere con voi la ricetta della pasta frolla che uso tutte le volte che devo preparare crostate o biscotti.

Da quando sperimento dolci senza ingredienti animali ho riscoperto il piacere di mangiare la pasta frolla…bye bye retrogusto burroso!

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Quando preparate una frolla, che sia per cottura in bianco, ovvero senza marmellata o altro ripieno, oppure già farcita, il mio accorgimento è quello di usare una farina debole, così da ottenere una base più friabile e leggera. La farina di farro per esempio è ottima!
Spesso opto per un mix di farine: farina di grano saraceno, farina di tipo 2, farina integrale di frumento…insomma osate!! Vi consiglio quindi di usare 250 g di farina bianca e 250 di farina di farro, integrale ecc.

Questa ricetta è frutto di vari tentativi e rielaborazioni provenienti dalla ricetta tradizionale.

Amici celiaci provatela con un mix di farina di riso, di grano saraceno e farina di mais fioretto…perfetta anche in versione gluten-free!

Siete pronti per la pasta frolla senza burro, grassi idrogenati e uova?

Ingredienti:

500 g di farina

 250g di zucchero di canna

130g di acqua

 30g di olio di mais

30 g di latte vegetale

70g di olio extravergine d’oliva

 un pizzico di lievito per dolci

 un pizzico di semi di vaniglia

aromi a piacere: cannella, noce moscata, cardamomo, curcuma ecc…

Procedimento:

Mettete lo zucchero in una ciotola con l’acqua e mescolate bene.
Aggiungete poi l’olio, il latte, l’interno di un pezzetto di bacca di vaniglia e mescolate.
Unite il lievito, le due farine e gli aromi fino ad ottenere il panetto di frolla.
Avvolgetelo nella pellicola trasparente e lasciatelo riposare almeno un paio d’ore in frigorifero.
Una volta passato il tempo necessario, utilizzatelo come una normalissima pasta frolla e cuocete a 170°C per circa 30 minuti.

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Tropical tofu Cheesecake with watermelon frost

L’estate sta finendo, l’estate se ne va. Sto diventando grande, lo sai che non mi va” cantavano i Righeira nel 1985, fortunatamente, questa canzone ha resistito allo scorrere del tempo ed è arrivata, dieci anni dopo, a me.

Ogni anno arriva quel giorno di fine estate in cui mi prende la malinconia e ho bisogno di ascoltarla e riascoltarla a ripetizione. L’estate, come voi sapete, è la mia stagione preferita in tutto e per tutto e già a metà agosto mi prende lo sconforto quando le giornate si fanno più corte e le serate più fresche.

In questi giorni di acquazzoni sporadici ho deciso di cimentarmi in una ricetta molto estiva per salutare come si deve l’estate che sfugge da me sempre troppo in fretta.

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Questa Cheesecake è frutto di una rielaborazione delle ricette precedenti, la cosa più complicata è gestire l’ agar-agar, ma questa volta ho seguito le indicazioni riportate sull’etichetta e devo dire che è venuta meglio rispetto all’ultima volta in cui ne avevo messa qualche grammo in più!

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Ingredienti per uno stampo di 24 cm:

per la base:

300g di biscotti vegani simili ai digestive

100 g di burro di cocco

2 cucchiai di zucchero integrale di canna

per la crema:

1/2 cucchiaino di polvere di vaniglia bourbon

120 g di zucchero integrale di canna

succo di mezzo limone

300 g di silken tofu

150 g di yogurt cremoso veg

50 g di latte di riso

metà papaya e mango frullati

3 g di agar agar

per la copertura all’anguria:

3 fettone di anguria

2 g di agar-agar

Procedimento:

Frulla tutti gli ingredienti per la base e versala nello stampo e livella la base aiutandoti con le mani. Riponi in frigo.

Frullate il tofu con tutti gli altri ingredienti per la crema tranne il latte di riso. In un pentolino scaldate l’agar agar con il latte di riso, fatela scaldare per 3 minuti, poi versatela nel frullatore in azione. Versate il composto sopra la base, livellate bene e riponete nuovamente in frigo.

Centrifugate l’anguria così da separare il succo dai semi e fibre. Dopo aver ottenuto 450 g di succo d’anguria scaldatelo per un paio di minuti con l’agar agar e una volta raffreddato versarte il tutto sopra la crema e lasciate in frigo riposare un paio di orette.

Servite questa freschissima cheesecake accompagnandola con delle frutta!

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L’agar agar è un gelificante naturale ottenuto dalla lavorazione delle alghe rosse, viene impiegato in molte ricette sia dolci che salate. Si può trovare in vendita in barre oppure, più frequentemente, in polvere. Per 1 litro di liquido serviranno circa 4/5 g di agar agar in polvere. Un cucchiaino di agar agar corrisponde a circa otto fogli di colla di pesce. L’agar agar solidifica quando entra a contatto con il freddo, non spaventatevi se dopo aver frullato tuti gli ingredienti e versato l’agar agar il composto è ancora liquido, deve riposare in frigo!

 

 

 

東京 Tokyo: tra grattacieli, riso e templi buddisti

Aspettavo questo momento da un bel po’ di giorni; ho una gran voglia di raccontarvi tutto il mio viaggio a Tokyo, le cose da dire sono tantissime!
Sono partita con mia madre e mio fratello il 20 agosto e sono tornata il 29, decisamente troppi pochi giorni per poter dire di conoscere appieno la vivace, contraddittoria e affascinante capitale del Sol Levante, ma sono stati giorni intensi: si usciva di casa la mattina presto e si tornava la sera, ogni volta accompagnati da un’esperienza o da un’emozione nuova.
Tokyo è  una delle città più grandi del mondo, una megalopoli complessa in cui coesistono stili di vita, abitudini, quartieri così in contrasto tra loro da dare la sensazione che non si tratti di una sola città ma, piuttosto, di un insieme di città diverse accomunate dal forte senso civico degli abitanti e dalla sicurezza che si respira di giorno, così come di sera.
Premetto che viaggiare in Giappone non l’ho trovato semplicissimo, bisogna avere un forte senso di adattamento, molta flessibilità, e abbastanza tempo (ci si perde facilmente). La cosa che ci ha particolarmente colpito è la bassissima percentuale di giapponesi che parlano inglese (poiché la comunicazione è molto complicata vi consiglio di portarvi dietro un dizionarietto o un’app specifica sul cellulare). Le 13 linee di metro hanno reso il tutto ancora più complicato, almeno per me abituata alle due linee di Roma, ma in verità sono pulitissime, super efficienti, esempio tangibile e apprezzabile di puntualità e comodità!
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Tokyo è una città davvero molto diversa da quelle che ho visitato finora. Nonostante la grande quantità di grattacieli che mi facevano sentire in Occidente, i giapponesi sono sicuramente un popolo dalle abitudini che ai nostri occhi possono sembrare bizzarre, ma credo che loro possano dire sicuramente la stessa cosa di noi. Ho avuto però la fortuna di conoscere persone cordiali, disponibili e molto pacate.
Il periodo migliore per visitare il Giappone è marzo-aprile durante la fioritura dei ciliegi, ma anche fine settembre inizio ottobre quando le piogge (non vi sto a dire quanta pioggia – compreso un eccezionale tifone – ha accompagnato le mie giornate!) iniziano a diminuire.
Infatti il clima in estate presenta molto caldo, molta umidità e molta pioggia.  Ma armati di k-way e di ombrelli trasparenti, comprati lì per pochi yen, ci siamo messi in marcia. Il mercato degli ombrelli in Giappone penso che non conosca crisi; sia che ci sia il sole che la pioggia, con facilità ne troverete a bizzeffe tra le mani dei giapponesi!
In questa settimana ho avuto la fortuna di assaggiare molti piatti tipici. Anche se trovare qualcosa senza carne o pesce è un po’ complicato, in compenso ho fatto una scorpacciata di tofu che non ha niente a che vedere con quello che si mangia da noi.

Ci siamo poi innamorati della tempura, ma la vera droga per me sono stati gli onigiri: dei triangoli di riso contenenti o della verdura, del pesce o della carne.

Per strada non si può fumare: anche se i loro cartelli di divieto o d’attenzione sono abbastanza divertenti e buffi informano che è assolutamente vietato fumare. Per appagare la propria voglia di accendersi una sigaretta si deve andare nelle “smoking area”: piccole zone per fumatori delimitate da vetrate.

E qui arriviamo a quella che ai miei occhi è apparsa inizialmente come una contraddizione ma che ho sfatato subito dopo capendone il motivo; nei locali ho visto molte persone fumare ma, visto che i giapponesi non fanno mai le cose a caso, mio fratello e io ci siamo interrogati e abbiamo capito che fumare per strada è vietato non per motivi di salute ma per evitare che la gente butti per terra i mozziconi, in tutta Tokyo è praticamente impossibile trovare mozziconi, cartacce e qualsiasi altro tipo di spazzatura per strada.
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I gabinetti sono la vera attrazione del Giappone.
Non sto scherzando: dico sul serio! Allora, prima di tutto ce ne sono di vari tipi e bisogna distinguere i gabinetti “western style” e “Japanese style”.
I primi hanno il water, i secondi una specie di buca, tipo alla turca, ma un po’ diversa.
I gabinetti stile occidentale sono ipertecnologici: insieme al wc hanno il bidet incorporato e altre funzioni, per le quali sono previste le istruzioni! Il mio primo incontro con un gabinetto del genere è avvenuto all’aeroporto, dove non si può non guardare con sguardo un po’ perplesso la tastiera con le varie funzioni, ma dopo qualche utilizzo la comodità e il buon umore sono garantiti! Le funzioni che porterò sempre nel mio cuore sono il riscalda-tavoletta, quelli che simulano i rumori o li coprono, le varie canzoni rilassanti ecc.

Compensare le mie lacune sulle abitudini dei giapponesi è stato facile, è bastato girare un po’ e osservare. Ma anche vedere la reazione e ricevere qualche occhiataccia mi hanno fatto capire cosa è consono fare in pubblico e cosa non!

Cercate di non parlare a voce alta nei mezzi di trasporto, treni, metro e bus sono affollatissimi, ma anche molto silenziosi. I Giapponesi hanno bisogno di rilassarsi e lo fanno appena escono da lavoro.

Non fate il mio stesso errore: non soffiatevi il naso in pubblico! Per i giapponesi è molto maleducato; loro tirano su con il naso e quando hanno il raffreddore indossano quelle mascherine bianche per non trasmettere il virus agli altri e per nascondere tutto quello che inevitabilmente scende giù…

È maleducazione mangiare e bere per la strada e in treno. Per noi è normalissimo prendere un panino, un pezzo di pizza o un gelato e mangiare mentre si passeggia. Se lo farete a Tōkyō verrete guardati malissimo, parola di Astrid Oriani!

Dopo queste piccole curiosità, cercando di non dilungarmi troppo, ho selezionato per voi i quartieri che secondo me sono i più caratteristici ed esprimono in pieno l’essenza di Tokyo.

La zona in cui pernottavo si chiama Kanda-Jinbocho-Eki-Higashi, a nord del quartiere Chiyoda qui si trova il Palazzo Imperiale e il corrispettivo parco. Il quartiere vicino di Marunouchi è noto per i suoi sfavillanti grattacieli pieni di negozi, ristoranti e uffici.

Un pomeriggio dovete spenderlo tra le vie del quartiere Akihabara, cuore pulsante della subcultura degli otaku (i patiti di anime, manga e tecnologia).

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Subito sotto Marunouchi inizia Ginza quartiere raffinato, fulcro della moda, pieno di grandi magazzini e gallerie. In questo quartiere si trova il teatro Kabuki, spettacolare e intensamente visivo è caratterizzato dal ricorso a magnifici costumi e arti sceniche.

Un altro quartiere degno di nota è Shibuya che vi colpirà per il costante flusso di gente, per i giganti schermi video e per l’esuberanza della cultura giovanile facilmente palpabile in questo quartiere che è il cuore pulsante di Tokyo, dove la moda è appariscente, le strade vivaci e i locali in attività fino all’alba. In questo quartiere, davanti alla stazione si trova la statua di Hachiko.

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Quartiere che ho apprezzato tantissimo è Ueno, famoso per il suo parco che ospita numerosi musei come il Museo Nazionale di Tokyo dove la visita è d’obbligo (noi siamo entrati alle 12 e siamo usciti alle 18, non ho mai visto un museo così interessante!). Vi sono inoltre templi, santuari, ristoranti e mercati all’aperto che donano al quartiere una classica atmosfera tradizionale.IMG_2946

Ultimo quartiere di cui vi parlerò non per importanza ma perchè lo abbiamo visitato per ultimo è Asakusa. Questo quartiere ospita l’attrattiva più antica di Tokyo, il tempio secolare Senso-ji. Dall’altra parte del fiume sorge la Tokyo Sky Tree. La zona che circonda queste attrazioni è detta shitamachi (città bassa ossia quartieri popolari) dove lo spirito dell’antica Edo si perpetua ancora in un suggestivo intrico di vicoli, botteghe e ristoranti a gestione familiare. Fondato più di mille anni prima della stessa Tokyo, il Senso-ji è il tempio più antico della capitale.

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Di curiosità, di posti da vedere, di parchi, templi e musei ce ne sono davvero tanti e per scoprirli ci vuole tempo; chissà se in un futuro sarò di nuovo qui a raccontarvi le mie ulteriori avventure in giro per il Giappone!

すぐにあなたを参照してください!

A presto!

Piadine integrali all’olio

Scorrendo i post estivi del mio blog si può notare una preferenza per i dolci, ma in verità io sono una golosona soprattutto per tutto ciò che riguarda pasta, pane e pizza, ovviamente il bis è per me d’obbligo. Non disdegno nemmeno i dolci però un bel piatto di lasagna o una parmigiana vincono anche sulla torta più buona del mondo!

Poi ci stanno quei giorni in cui noi donne siamo inondate di voglie e allora apriamo gli occhi e sappiamo cosa dobbiamo fare: cucinare ciò di cui abbiamo voglia!

E in questo caso piadine, morbide e fragranti piadine da farcire sia con condimenti salati che dolci. Queste piadine sono perfette per una cena tra amici organizzata all’ultimo o per un pranzo fuori casa. Senza lievito e strutto, solo un po’ di olio e farina integrale.

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Ingredienti per 14 piadine:

400 g di farina ( io ho usato metà integrale e metà 0)

4 cucchiai di crusca

1  bicchiere riempito per 2/3 di acqua e 1/3 di latte vegetale

1 dito di olio

 1 pizzico di sale

1 pizzico di curcuma

Procedimento:

Mettete la farina in una ciotola, aggiungete la crusca, la curcuma, il sale e versate i liquidi. Cominciate ad impastare fino a raccogliere tutta la farina della ciotola.

Una volta ottenuto un impasto morbido e compatto aggiungette poco per volta l’olio. Mano a mano che aggiungete l’olio, l’impasto diventerà sempre più elastico ed omogeneo.Lavorate bene l’impasto, anche quando vi risulterà formato, voi lavoratelo per circa 10 minuti. Fatelo riposare in una ciotola sigillata con la pellicola trasparente, per mantenerlo umido per un’ora, anche mezz’ora va bene.

Accendete il fuoco e fate scaldare bene la padella e nel frattempo dividete l’impasto in tante palline quante piadine volete realizzare. La quantità dipende molto dalla grandezza che volete dare alle vostre piadine.

 Cominciate a stendere l’impasto in sfoglie tonde e sottili. Una volta che la padella sia rovente, adagiate la sfoglia delicatamente facendo attenzione a non formare delle pieghe. Dopo pochi secondi la piadina si gonfierà, una volta che prende un po’ di colorito giratela dall’altro lato.  Vi accorgerete visivamente quando la piadina avrà raggiunto il giusto grado di cottura.

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Presa dall’ispirazione ho servito le mie piadine con uno spezzatino di seitan e pomodori cotti nel latte di cocco e riso bianco, devo dire che è uscita fuori una cenetta fusion molto gustosa!

 

Dolcetto crudista alle bacche di Goji

Come vanno le vacanze?

Vi siete abbronzati o invece sfoggiate ancora il pallore della luna?

Io sono riuscita ad andare al mare più o meno sette giorni in due mesi, tra un giorno di riposo e l’altro, però un po’ di sole sono riuscita a prenderlo.

Come passerete Ferragosto?  Io andrò due giorni in montagna nelle Marche a respirare aria buona, a fare lunghe passeggiate nel verde e a mangiare tante prelibatezze!

Ma prima di assentarmi volevo lasciarvi un dolcetto estremamente facile, fresco, vegano e  crudista, per forza di cose in quanto mi si è rotto il forno!

Presa dall’ispirazione e dall’ammonimento di mia madre nel controllare quali prodotti era bene cucinare prima per non trovare, al nostro rientro a settembre (presto vi svelo dove andremo), spiacevoli coinquilini ho versato nel frullatore bacche di Goji, mandorle, anacardi, pinoli e molto altro! (Praticamente il criterio mooolto scientifico è stato: finire tutte le confezioni aperte…)

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Ingredienti per la base:

40 g di anacardi

100 g di mandorle

30 g di pinoli

30 g di bacche di goji

30 g di cocco rapè

1 pizzico di sale

10 g sciroppo agave

2 cucchiai di acqua o latte vegetale

Ingredienti per la crema di cioccolato e bacche di goji:

5 cucchiai di bacche di goji

150 ml di latte di soia

1 cucchiaino di agar agar

1 cucchiaio di succo di limone

1 cucchiaio di sciroppo d’agave

cacao amaro in polvere

Procedimento:

Iniziate preparando la base versando tutti gli ingredienti secchi nel frullatore e per ultimi quelli liquidi cosi da regolarvi con le quantità. Dovete ottenere un composto compatto e morbido facile da lavorare. Stendete la base, con le mani inumidite di acqua, nello stampo in silicone o coperto da carta forno. Lasciatelo in freezer per almeno 2 ore. Preparate ora la crema al cioccolato e Goji portando a bollore le bacche con l’acqua o il latte vegetale. Unite il succo di limone, lo sciroppo d’agave e il cacao. Aggiungete l’agar agar e una volta che il composto è diventato più compatto spegnete il fuoco e lasciate raffreddare. Una volta raffreddato versatelo sulla base e riponete ancora in freezer.

Buon ferragosto a tutti!!

 

No-bake orange coconut cream tart {vegan, gluten-free, refined sugar-free}

Eccomi di nuovo qui, non mi sono scordata della promessa che vi avevo fatto nel precedente post!
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La crostata di cui vi parlerò oggi è vegana, crudista, senza zucchero raffinato e adatta per chi è intollerante al glutine!
L’unico ingrediente che vi servirà in abbondanza è il tempo: gli anacardi hanno bisogno di stare in ammollo in acqua fredda per ammorbidirsi: la  base necessita di almeno 4 ore in frigo per compattarsi e la crema al cocco non è da meno!
Nella sua ricetta, Alanna usa i limoni, io ho preferito dare alla mia crostata un sapore più delicato usando delle arance, ovviamente voi potete scegliere l’agrume che più preferite!
Questa crostata mi ha sbalordito per la sua estrema facilità. Di solito mi trovo a procrastinare diverse ricette (non avete anche voi delle ricette salvate tra i “preferiti”  che immancabilmente finiscono nei meandri del dimenticatoio?) ma con questa è stato diverso, ho sentito fin da subito che ci stava qualcosa di speciale in lei!
Gli ingredienti sono tutti facili da reperire nei negozi, io ho trovato tutto da NaturaSì.
Nel tradurre la ricetta originale mi sono confusa e invece di usare 320 ml di latte di cocco ne ho usati 160: ora capisco perché mi è venuto un topping un po’ più risicato rispetto a quello di Alanna, la prossima giuro che abbondo!
Ricordatevi di scegliere il latte di cocco full fat contenente all’incirca 80% di cocco e 20% di acqua.
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Ingredienti:
Base:

160 g mandorle a lamelle

40 g farina di cocco

un pizzico di sale

30 ml sciroppo d’acero

Crema:

230 g di anacardi tenuti a bagno in acqua fredda per una notte intera

2 cucchiai di semi di chia finemente tritati

145 ml di sciroppo d’acero

la scorzetta e il succo di 2 arance

1 cucchiaino di curcuma (opzionale, per il colore)

60 ml di acqua fredda

180 ml di olio di cocco extra vergine riscaldato e raffreddato

Topping:

320 ml latte di cocco tenuto in frigo per una notte intera

un cucchiaio di sciroppo d’acero

½ cucchiaino estratto di vaniglia

frutta per decorare

 Procedimento:
Base:

Frullate nel mixer le mandorle, la farina di cocco e il sale. Aggiungete lo sciroppo d’acero fino a  farlo amalgamare agli altri ingredienti. Aiutandovi con le dita pressate la base nello stampo e riponete in freezer.

Crema:

Scolate e asciugate gli anacardi. Versateli nel mixer con i semi di chia, lo sciroppo d’acero, le scorzette dell’arancia e il succo, la curcuma e un pizzico di sale. Miscelate a velocità bassa, gradualmente aumentatela e aggiungete pian piano l’acqua. Miscelate ad alta velocità per circa 2 minuti, fino ad ottenere un composto liscio e corposo. Aggiungete l’olio di cocco e miscelate fino ad integrarlo al composto. Versate la crema sulla base e riponetela in freezer fino a che non solidifichi.

Topping:

Tirate fuori la lattina con il latte di cocco che ormai si sarà solidificato, rimuovete la parte solida stando attenti a non versare nel mixer anche quella liquida che non serve. Aggiungete lo sciroppo d’acero, l’estratto di vaniglia e frullate fino a che il composto non risulti uniforme, cremoso e legato. Versate il topping sulla crostata e riponete il tutto in freezer per un’altra mezz’ora prima di servirla con frutta fresca!

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Crema raw di anacardi all’arancia

Eccomi finalmente qui sul blog con una nuova ricetta di cui vado particolarmente fiera e vi svelo subito il motivo: è da qualche mese ormai che in cucina sperimento sempre più dolci e ricette vegane, e la mia passione per questa cucina alternativa cresce sempre in proporzione. Girovagando sul web ho trovato un blog, che per me è stato di grande ispirazione, Bojon Gourmet di Alanna. Infatti vi ho trovato una ricetta P A Z Z E S C A e con tutte le mie forze mi sono buttata a capofitto nella sua realizzazione.

Si tratta di una crostata vegana e crudista al cocco, fresca e leggera, ma di questa vi parlerò prossimamente perché oggi voglio concentrarmi su questa crema crudista che, sì, compone la torta – precisamente è la crema che poi andrà versata sulla base -, ma che si può anche gustare così, semplicemente dopo averla messa qualche oretta in frigo!

Non conoscevo l’uso degli anacardi per la preparazione di creme e ho scoperto che una volta frullati ci permettono di realizzare deliziose mousse, hummus, creme e condimenti per la pasta!

Niente zucchero, per dolcificare solo sciroppo d’acero. Niente burro e uova, una ricetta perfettamente vegana e crudista!

I semi di chia, una volta tritati, quasi a farli diventare farina, sprigionano il loro potere addensante, io sono rimasta di stucco davanti a questa magia!

L’olio di cocco aiuta a rendere il composto più fluido e corposo, oltre a donare un sentore esotico!

Completato con frutta fresca di stagione e una spolverata di cannella questo dessert è pronto per essere gustato al meglio!

Passiamo alla ricetta:

crema crudista vegana anacardi (9)

Ingredienti:

230 g di anacardi tenuti a bagno in acqua fredda per una notte intera

2 cucchiai di semi di chia finemente tritati

145 ml di sciroppo d’acero chiaro

la scorzetta e il succo di 2 arance

1 cucchiaino di curcuma (opzionale, per il colore)

60 ml di acqua fredda

180 ml di olio di cocco extra vergine riscaldato e raffreddato

Procedimento:

Scolate e asciugate gli anacardi. Versateli nel mixer con i semi di chia, lo sciroppo d’acero, le scorzette dell’arancia e il succo, la curcuma e un pizzico di sale. Miscelate a velocità bassa, gradualmente aumentatela e aggiungete pian piano l’acqua. Miscelate ad alta velocità per circa 2 minuti, fino ad ottenere un composto liscio e corposo. Aggiungete l’olio di cocco e miscelate fino ad integrarlo al composto. Tenete il composto in frigo per almeno 4 ore, se non per tutta la notte.

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Sfoglie di cioccolato al cocco

Oggi torno qui sul blog con una ricetta estremamente facile, è una di quelle non-ricette come dice una mia amica, ancora devo capire cosa intende; ho capito benissimo invece cosa vuole dire quando ammette di essere una c(i)occo-addicted, tant’è che queste sfoglie di cioccolato al cocco le ho fatte proprio per mettere a dura prova la sua forza di volontà nel non spazzolarsene tutte…beh è finita che la sua forza di volontà di fronte a questa accoppiata, di cui lei ne è ghiotta, se ne è andata in vacanza!

Mio padre quando mi ha visto sciogliere il cioccolato per poi ricomporlo avrà pensato che il caldo mi ha dato alla testa ma in verità poter creare cioccolatini o sfoglie di cioccolato con gli ingredienti che più mi piacciono è un’attività che mi diverte tantissimo!

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Ingredienti per 6 persone:

120 g di cioccolato fondente

1 cucchiaio di cocco essiccato

 semi di un baccello di vaniglia

Procedimento:

Tritate il cioccolato e fatelo sciogliere a bagnomaria con i semi di vaniglia. Lasciatelo raffreddare e incorporatevi il cocco essiccato. Disponete un foglio di carta forno su una teglia, versate il cioccolato a cucchiaiate e livellatelo con il dorso del cucchiaio fino a ottenere sfoglie sottili. Cospargete con altro cocco essiccato e lasciate raffreddare in frigorifero.

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